Category

RACCONTI DAL MONDO

Category

SAINT VALERY SUR SOMME, DOVE FINISCE LA FRANCIA C’E’ UN MONDO DA SCOPRIRE

E poi ci sono quei momenti in cui vuoi allontanarti da tutto. Vi è mai capitato? Quando ti sembra di soffocare e sogni un posto in cui riprendere fiato, quando senti che intorno c’è troppa gente e vorresti stare da solo, quando le sollecitazioni ti stremano e cerchi il vuoto totale. A me è capitato. Una Travel Designer che si mette a cercare per sé stessa l’isola che non c’è? O almeno che sia vicina, insomma. A un paio d’ore da casa. Vinco la scommessa e la trovo. Trolley veloce e via.

Lascio Parigi e punto verso nord, in quell’angolo di Francia che si protende verso l’Inghilterra e da cui partono treni, auto e traghetti verso le famose bianche scogliere. Arrivo ed è buio, vedo solo le stelle, respiro l’odore del mare, percepisco il verde totale e sento il cinguettio degli uccelli. Pare che anche loro scelgano questo posto legato alla luna e alla sua capacità magnetica di attrarre e respingere che si rinnova ogni sei ore. Lo hanno scoperto molto tempo prima di me. Arrivano e si posano sui rami, sui prati, sull’acqua. Sono così tanti – e di tante specie – da influenzare persino le regole urbanistiche: nel parco dell’hotel in cui mi fermo le luci di sera sono soffuse proprio per non disturbare il volo e il riposo notturno degli uccelli.

Quando mi sveglio, l’indomani, nella cornice della finestra si disegna uno scorcio spettacolare. Fatto di dune di sabbia e di banchi di terra, di isole verdi e di piccole pozze d’acqua. Fra sei ore tutto sarà di nuovo ricoperto dall’acqua, le imbarcazioni all’ancora nei porti torneranno a galleggiare e quelle destinate alle visite riprenderanno le esplorazioni al largo della baia della Somme. Il nord della Francia non è nuovo al fenomeno delle maree, dei colori che mutano, degli scorci che cambiano con frequenza e regolarità. Qui però c’è una dimensione ulteriore, fatta di natura totale. Quando il mare sparisce di nuovo, indosso un paio di stivaloni di gomma e seguo la guida per tre ore alla scoperta di erbe commestibili e di una vita totalmente diversa. Quello che prima sembrava un orizzonte netto, disegnato dalle curve di sabbia, comincia a definirsi con l’aiuto dei suoi occhi esperti. Puntini neri che compaiono e scompaiono muovendosi nell’acqua, sagome allungate che prima si confondevano con la sabbia e che ora si muovono lasciando lunghe tracce, strani rumori che ora colgo e individuo. Sono in un posto magico, dove gli esseri umani lasciano il posto alla più grande colonia di foche di tutta la Francia. Cammino a bocca aperta, incantata, avanzo verso la foce della Somme e sento rinforzarsi il vento portato dal mare che ne annuncia il ritorno. Fra qualche ora tutto sarà di nuovo ricoperto dall’acqua, le foche riprenderanno a nuotare e a cacciare e io forse mi chiederò se non sia stato soltanto un sogno.

Carla Diamanti, www.thetraveldesigner.it per Luuk Magazine

BRADFORD, LA CITTÀ DEI SOGNI

Mi piace quel suo stile cosi poco british. Mi piace il verde del West Yorkshire che la circonda e il colore dei mattoni delle case che racconta lo sviluppo durante la Rivoluzione Industriale. Mi piace meno il vento che spazza le sue strade in ogni stagione, obbligando a piegare la schiena e a incedere a testa bassa. Non scoraggia le migliaia di studenti che, a fine settembre, arrivano da tutto il mondo per frequentare la sempre piu rinomata University of Bradford. E’ lei che sta (di nuovo) cambiando il volto di questa città stretta fra le vicine Leeds e York fra le quali si fa largo sempre più prepotentemente. Complice il cinema, cui Bradford ha contribuito con registi, produttori e premi oscar (Simon Beaufroy che ha ricevutto la statuetta d’oro per The Millionnaire è natoa Keighley, un sobborgo di Bradford) e che l’UNESCO ha riconosciuto come uno dei patrimoni indiscutibili della città, diventata la prima Città del Cinema al mondo con l’unico museo nazionale dedicato alla Settima Arte. Aggirandosi per le strade del piccolo centro storico, a due passi dal suggestivo quartiere vittoriano di Little Germany, si respira il profumo d’Oriente cui Bradford deve un altro dei suoi titoli, quello di Curry capital of England, cui è seguito quello di EthniCity, e non è un caso se qui si concentra la più grande comunità di immigrati dal sud est asiatico dopo Londra.
Bradford, la città dei sogni


Colori, profumi e sapori. Oltre che sfide: andate da Omar e provate a mangiare i suoi celebri naan dalle dimensioni esagerate, girate per i negozi di tessuti dai colori improbabili, guardate spuntare dai tipici cottage inglesi famiglie in abiti lunghi e con il capo coperto, uomini e donne che siano. Se invece preferite la birra andate nell’unico pub intitolato a Sir Titus Salt, imprenditore illuminato (e grande sognatore) che trasformò la sua città in uno dei principali centri europei per la lavorazione della lana. E se oggi da settembre a giugno Bradford è invasa da studenti di ogni angolo del mondo, durante la Rivoluzione Industriale gli opifici di Titus Salt richiamavano lanaioli da tutto il Paese. Per loro l’imprenditore costruì poco fuori del centro il villaggio di Saltaire, un inno all’armonia, dove gli operai potevano lavorare e vivere serenamente: c’era un filatoio, c’erano le case, la scuola, le sale di ritrovo, i giardini e persino gli orti da regalare agli operai perché nel tempo libero li coltivassero invece di andare a bere. C’era la ciminiera, certo, ma era posizionata in un luogo in cui le correnti d’aria disperdevano i fumi senza farli ricadere sulle abitazioni. Un ecologista ante litteram, un sognatore moderno, un precursore che contribuì a fare di Bradford quello che è oggi: quanto di più inatteso ci si possa aspettare. E se invece vi sembrerà di averla già vista, allora vuol dire che l’avrete riconosciuta guardando Billy il Bugiardo, o Monty Python: il senso della vita.
 
Carla Diamanti per Luuk Magazine
 

PERSEPOLI, LA LUCE PIÙ BELLA

L’ora che precede il tramonto. Decisamente. E’ questa l’ora in cui l’Iran mi sembra ancora più bello. E’ l’ora in cui Persepoli, lo spettacolare tributo di pietra alla primavera e al nuovo anno, si addolcisce con i raggi del sole più obliqui e clementi, e sembra ammantarsi di un’aura di magia. E’ il momento in cui i pannelli scolpiti dell’Apadana prendono vita e le processioni di sudditi si staccano dalla pietra per diventare umani. Ecco i soldati dell’Esercito Immortale, ecco il sovrano, ecco i popoli di Asia, Africa ed Europa che camminano portando in dono montoni e cammelli, cesti di datteri e frutta e spezie, gioielli, bauli di preziosi tessuti di seta e cotone. Sembra di sentire voci, colori e profumi di questo universo in miniatura, cesellato fin nel dettaglio dei capelli e delle caratteristiche dei volti, degli abiti e delle calzature. Impossibile confonderli, impossibile non riconoscerne la provenienza. Arrivano da lontano, come ogni anno, in occasione del Nowruz, la festa per il nuovo anno che coincide con l’equinozio di primavera. Arrivano ad augurare prosperità al loro signore, che sostava qui per interrompere il viaggio dalla residenza invernale di Susa a quella estiva di Ecbatana, a nord, dove lo avrebbe accolto un clima più clemente.

gallery 5

Il tramonto è il momento in cui tacciono i clamori dei visitatori, si allargano gli orizzonti dall’alto della collina e lo sguardo può spaziare liberamente per abbracciare colonne e palazzi, statue e bassorilievi, mentre il pensiero corre a Dario e ai suoi uomini. Il tramonto richiama soltanto gli iraniani, qui come in ogni altra località. Escono di casa per occupare aiuole e giardini, piazze e marciapiedi. Intere famiglie, gruppi di uomini e di donne, bambini. Li vedi arrivare carichi di borse da cui escono stuoie e tovaglie, frutta e dolci, bicchieri e teiere. Tolte le scarpe si accomodano a terra attorno alla tovaglia e danno inizio al picnic tradizionale, un vero banchetto. Sorridenti e vivaci, accoglienti e generosi. Ti guardano arrivare con gli occhi che brillano di curiosità, ti chiedono di posare con loro per la foto ricordo, ti invitano a sederti con loro, ti offrono da bere e da mangiare. E tu ti siedi, lasci che ti scattino decine di fotografie, rispondi alle loro domande, ringrazi per il benvenuto e per le parole di entusiasmo verso l’Italia, condividi la loro frutta e il tè fumante. Sai che questi sono i momenti del viaggio che ne renderanno indelebile il ricordo.

Carla Diamanti per Luuk Magazine